Come ogni anno, alla vigilia del 25 aprile, l’attuale presidente del Senato, anche oggi, si ripete.
“Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana”.
La “Repubblica Sociale Italiana” non è mai esistita, manca il suo fondamento: la Costituzione e la legittimazione popolare, quindi, non esistono caduti della Repubblica Sociale Italiana, esistono caduti fiancheggiatori degli occupanti tedeschi e nazisti. La realtà storica è un’altra.
I fascisti, e tutti i fiancheggiatori degli occupanti nazisti tedeschi nelle stragi e deportazioni, anche per schiavizzarli con il lavoro coatto, nei lager nazisti, non sono patrioti sono traditori!
Il perdono si può ipotizzare perchè la pietà è un sentimento umano, ricordarli come caduti per la Patria no, i traditori della Patria non si celebrano.
Se qualcuno, come il Presidente del Senato, vuole celebrarli perchè ritiene un onore tradire la Patria e morire per gli occupanti nazisti, lo faccia pure, è nel suo libero arbitrio, grazie ai partigiani, ma non lo faccia in veste istituzionale: ha l’obbligo del rispetto della Costituzione in quanto Senatore.
Per l’unità del Paese è, più che sufficiente il perdono! Ignorarli per dimenticare una storia triste è perdono!
Tutti i tentativi di una celebrazione pubblica dei caduti per aver tradito l’Italia dovrebbero essere vietati perchè sono apologia di fascismo, forse non giuridicamente, certamente per chi è caduto per amore e difesa della propria Patria ai quali dobbiamo la democrazia che, purtroppo, consente il Governo del Paese, anche a chi vuole elevare i traditori ad eroi.
Sono un radicale sostenitore della democrazia, quella che non è né liberale e nemmeno illiberale, è democrazia, e della libertà di pensiero e della sua manifestazione, concordo, però, con il presidente Sandro Pertini che affermò di essere disponibile a difendere tutte le opinioni, anche quelle non condivise, a costo della vita, ma non le opinioni di coloro che vorrebbero impedire quelle non allineate alle proprie, cioè i fascisti.
Il “politicamente corretto” (politically correct), è la libertà del pensiero e della sua manifestazione, quello di chi lo critica, anche ironizzando, è impedirla nella logica di sottomettere i cittadini che non si adeguano alla arroganza del potere politico.
Comunque meglio non fidarsi, meglio tenerli sottocchio.
Grazie e gloria ai partigiani!
