Emmanuel Joseph Sieyès, il “teorico della rivoluzione”, è l’autore di pamphlet, nel gennaio 1789, in cui descrisse il programma politico di eliminazione dei privilegi nobiliari e di ascesa del Terzo Stato, che si può sintetizzare come richiesta di partecipazione del popolo – le Tiers état – con un significato più profondo di quello comunemente narrato.
| “Qu’est-ce que le Tiers état? Tout; Qu’est-ce que le tiers état a été jusqu’à présent? Rien; Que demande le tiers état? à devenir quelque chose” | “Che cos’è il popolo? Tutto. Che cosa è stato fino ad ora? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di diventare qualcosa” |
Questo è il motto origine della Rivoluzione Francese che non rivendica solo diritti, rivendica la partecipazione del popolo, rivendica la democrazia
E’ la prima, forse l’unica, rivoluzione che ha l’obiettivo di sostituire l’assolutismo con la Democrazia.
Il 14 luglio 1789 non fu l’inizio di una rivoluzione cruenta e violenta, l’unico scontro avvenne all’interno della prigione-fortezza della Bastiglia, che ne divenne il simbolo. Fu una rivoluzione democratica che non ha precedenti e nemmeno un dopo.
La rivoluzione non aveva nemmeno l’obbiettivo del sovvertimento della forma dello Stato ma quello di sostituire l’assolutismo dell’Amcien Régime con una Monarchia costituzionale. Solo dopo la fuga di Luigi XVI nel giugno 1791, considerata il tradimento della Patria, che, il 21 settembre 1792, venne proclamata la Repubblica.
Il 26 agosto 1789 fu approvata la prima “dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadini” che ha ispirato molte Costituzioni compresa la nostra attuale.
Nelle riunioni degli Stati Generali si votava per “Stato”. Clero e Nobiltà si alleavano sempre, battendo il Terzo Stato 2 a 1. Il Terzo Stato, avendo più deputati della somma degli altri due, chiese invece il voto “per testa” (capitario), ma nell’assemblea del giugno 1789 il rifiutò la modifica.
Ancora Sieyès, nel suo pamphlet, dando origine all’anacrostico e distopico 2+2=5, sosteneva il voto capitario con l’affermazione
| Si donc on prétend qu’il appartient à la constitution française que deux à trois cent mille individus fassent, sur un nombre de vingt-six millions de citoyens, les deux tiers de la volonté commune, que répondre, si ce n’est qu’on soutient que deux et deux font cinq ? | Se si afferma che la costituzione francese stabilisce che duecento o trecentomila individui esprimano la volontà comune dei due terzi di 26 milioni di cittadini, cosa rispondere se non che due più due è uguale a cinque? |
Per protesta, il Terzo Stato si proclamò Assemblea Nazionale e con il Giuramento della Pallacorda, giurò di non sciogliersi prima di aver dato una Costituzione alla Francia. Il Re fu costretto a cedere e ad accettare il voto a testa.
Ottenuto il voto capitario, l’Assemblea divenne un organo sovrano e nella riunione dell’11 settembre 1789, Nobiltà e Clero si collocarono a destra del Re mentre il Popolo non rimase che la sinistra. Quando si dovette votare sul veto del Re, un veto assoluto era nelle prerogative del Re, la nuova maggioranza lo respinse creando una spaccatura politica xhe si tradusse in due fazioni, la destra conservatrice, e la sinistra rivoluzionaria e progressista. Una distinzione che, da allora, caratterizza il confronto politico.
Il 22 ottobre, tale Maximilien de Robespierre, in Assemblea, dichiarò:
“Tutti i cittadini, di qualunque condizione, hanno diritto di aspirare a tutti i gradi di rappresentanza politica. Nulla dovrebbe essere più conforme alla vostra Dichiarazione dei diritti, di fronte alla quale ogni privilegio, ogni distinzione, ogni eccezione deve scomparire. La sovranità risiede nel popolo, in ogni individuo del popolo. Ogni individuo ha dunque diritto di partecipare alla formulazione della legge cui è sottomesso e all’amministrazione della cosa pubblica che è la sua, altrimenti non è vero che tutti gli uomini sono eguali nei diritti e che ogni uomo è un cittadino”
La Rivoluzione Francese, secondo gli storiografi è lo spartiacque tra età moderna e quella contemporanea, personalmente la ritengo la fine del Medio Evo.
Il 14 luglio non è una ricorrenza francese, è una ricorrenza dell’umanità e in chi crede nella Democrazia repubblicana.
